"Non siamo più disponibili a parlare al futuro riferendoci a Bagnoli, ma vogliamo praticare le nostre iniziative da subito". Così le ragazze e i ragazzi di Bagnoli hanno liberato un altro spazio che giaceva inutilizzato e abbandonato, proprio in quell'area occidentale della città prima avvelenata dalla presenza industriale di Italsider ed Eternit e poi depauperata della sua fabbrica, fondamentale risorsa occupazionale e punto di riferimento per l'intera comunità, senza essere in alcun modo ricompensata della grave perdita subita.
Un'area su cui insistono numerosi progetti di riqualificazione, ma che fino ad oggi e da più di vent'anni è lasciata all'incuria. Eppure Bagnoli non ha mai perso la sua forte identità e ha continuato ad esprimere negli anni, e più fortemente negli ultimi tempi grazie soprattutto ai suoi giovani e giovanissimi, un altissimo livello di conflitto sociale. In tempi di crisi si moltiplicano le liberazioni di spazi inutilizzati o destinati alla speculazione. Di fronte a una classe politica feroce, assolutamente interna a un ceto imprenditoriale e finanziario che è il principale responsabile del tracollo economico, i cittadini e le cittadine diventano protagonisti, abbattono la barriera che separa chi governa da chi è governato e inventano spazi di autorganizzazione e autogoverno in cui si producono idee, cultura, informazione, welfare dal basso. E' un nuovo modello di cittadinanza che si afferma. Mentre il governo salva le banche, i bagnolesi sono determinati a salvare il Bancarotta!
Per saperne di più clicca qui.
Per conoscere la storia dell'Ilva di Bagnoli vedi il documentario Il cuore e l'acciaio. Lo trovi anche nella pagina documentari di questo blog.
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martedì 5 giugno 2012
martedì 27 marzo 2012
Ci stanno ammazzando
"Ci stanno ammazzando", mi ha detto l'altro giorno una donna con cui chiacchieravo del più e del meno per passare il tempo. Una tipica madre di famiglia romana, qualche primavera più di cinquanta, due figli maschi, tutta paste al forno e ciambelloni allo yogurt, tappezzerie da rinnovare ogni cinque anni e un lavoro conciliato a singhiozzo con la maternità.
"Vogliono ammazzarci tutte", ha aggiunto per timore che il suo messaggio non mi fosse arrivato in tutta la determinatezza del suo significato. Intenzione. Azione. Oggetto. Mancava il soggetto, ma quello era facilmente deducibile. Mi ha fatto venire i brividi per quanto era semplice e cruda e vera quella frase sulle sue labbra.
In Italia 46 donne sono state uccise dall'inizio dell'anno dall'uomo di casa, una ogni 2 giorni. Se le donne fossero un'etnia parleremmo di genocidio e forse il fenomeno desterebbe maggiore scalpore. Il termine esatto è femminicidio, l'oppressione sistematica di un intero genere, quello femminile. Eppure la violenza e l'uccisione di una donna generano diffuse reazioni solo quando a commetterle sono gli "altri da noi" e possono essere strumentalizzate contro immigrati e musulmani. Invece, dovremmo saperlo, l'assassino ha le chiavi di casa, e non violenta e ammazza per amore e passione, come una cultura che mescola patriarcato e romanticismo vorrebbe farci credere. Ammazza per brama di possesso, senso di superiorità, disprezzo dell'altra, che un intero sistema culturale non solo giustificano, ma alimentano quotidianamente. Un sistema culturale da cui le donne stesse non sono immuni.
Storicamente l'oppressione di un popolo ha avuto termine solo quando i suoi membri hanno preso coscienza di sé e si sono dotati di strumenti di lotta per la propria liberazione. Non diversamente potrà avvenire la liberazione di un genere. Scorciatoie non se ne danno.
"Vogliono ammazzarci tutte", ha aggiunto per timore che il suo messaggio non mi fosse arrivato in tutta la determinatezza del suo significato. Intenzione. Azione. Oggetto. Mancava il soggetto, ma quello era facilmente deducibile. Mi ha fatto venire i brividi per quanto era semplice e cruda e vera quella frase sulle sue labbra.
In Italia 46 donne sono state uccise dall'inizio dell'anno dall'uomo di casa, una ogni 2 giorni. Se le donne fossero un'etnia parleremmo di genocidio e forse il fenomeno desterebbe maggiore scalpore. Il termine esatto è femminicidio, l'oppressione sistematica di un intero genere, quello femminile. Eppure la violenza e l'uccisione di una donna generano diffuse reazioni solo quando a commetterle sono gli "altri da noi" e possono essere strumentalizzate contro immigrati e musulmani. Invece, dovremmo saperlo, l'assassino ha le chiavi di casa, e non violenta e ammazza per amore e passione, come una cultura che mescola patriarcato e romanticismo vorrebbe farci credere. Ammazza per brama di possesso, senso di superiorità, disprezzo dell'altra, che un intero sistema culturale non solo giustificano, ma alimentano quotidianamente. Un sistema culturale da cui le donne stesse non sono immuni.
Storicamente l'oppressione di un popolo ha avuto termine solo quando i suoi membri hanno preso coscienza di sé e si sono dotati di strumenti di lotta per la propria liberazione. Non diversamente potrà avvenire la liberazione di un genere. Scorciatoie non se ne danno.
mercoledì 21 marzo 2012
Rabbia di classe (Coscienza di classe)
Rabbia di classe. Coscienza di classe. Provo a immaginare cosa significhi per una famiglia proletaria l'abolizione dell'articolo 18 così come è stato concepito finora. Non mi costa alcuna fatica. Se ciò fosse avvenuto 15 anni fa mio padre e la mia famiglia sarebbero sprofondati nella disperazione. Un operaio con due figlie adolescenti da mantenere agli studi, iscritto alla Fiom e al PCI da sempre, con una cartella personale tutt'altro che linda, un lavoratore che si era sempre battuto per i diritti suoi e dei suoi compagni, un uomo che non abbassava la testa di fronte alle intimidazioni di capi e capetti. Cosa avrebbe potuto fare? Forse avrebbe iniziato a tacere e a ingoiare bile e prevaricazioni, ammalandosi di rabbia e di fatica. O forse non avrebbe resistito e avrebbe perso il posto di lavoro, non per le sue idee, ma perché c'è la crisi, perché in Serbia il lavoro costa meno e allora delocalizziamo, perché sei troppo vecchio e non ce la fai a stare dietro ai tempi di lavoro che diventano sempre più veloci e massacranti. Cosa può fare un uomo di 50 anni che si ritrova senza un impiego e senza mezzi per crearsi altro? Cosa possono fare i suoi figli? Addio università, addio sogni.
Mio padre ne è uscito giusto in tempo, grazie a quella mobilità che ora l'amico Monti - quello che ci piace tanto perché è sobrio, non va a puttane e ci fa fare bella figura quando andiamo all'estero - ha eliminato insieme all'articolo 18. Come se le vite delle persone si potessero accartocciare e gettar via come carta straccia. Dietro la freddezza delle formule, le riforme, le delocalizzazioni, le ristrutturazioni, ci sono vite di donne e uomini in carne ed ossa, corpo, emozioni e pensiero. Bisogni e desideri. Non se ne può prescindere o sottovalutarli se si vuole costruire un mondo giusto ed equo, a misura di donna e di uomo. Da oggi sarà ancora più dura, ma si deve pur cominciare.
Mio padre ne è uscito giusto in tempo, grazie a quella mobilità che ora l'amico Monti - quello che ci piace tanto perché è sobrio, non va a puttane e ci fa fare bella figura quando andiamo all'estero - ha eliminato insieme all'articolo 18. Come se le vite delle persone si potessero accartocciare e gettar via come carta straccia. Dietro la freddezza delle formule, le riforme, le delocalizzazioni, le ristrutturazioni, ci sono vite di donne e uomini in carne ed ossa, corpo, emozioni e pensiero. Bisogni e desideri. Non se ne può prescindere o sottovalutarli se si vuole costruire un mondo giusto ed equo, a misura di donna e di uomo. Da oggi sarà ancora più dura, ma si deve pur cominciare.
martedì 13 marzo 2012
Maria Grazia Perini e il suo Corrierino, che era anche il mio.
Ieri se ne è andata Maria Grazia Perini, storica direttrice del Corriere dei Piccoli, che negli anni Ottanta seppe dare spazio a tanti autori italiani, molti emergenti.
Erano i tempi in cui il Corrierino aveva me e mia sorella tra i suoi lettori più furiosi.
Lei, che era più piccola, impazziva per la Pimpa di Altan e possedeva perfino qualche gadget della sua beniamina a pois rossi, cosa ancora non troppo usuale allora. Io sopra tutti gli altri fumetti adoravo la Stefi, la sorella minore di Valentina Melaverde, la bambina ironica e curiosa che non accettava mai una regola prima di averla capita. L'aspettavo trepidante tutte le settimane, nel giorno designato.
A quell'età il giornalaio era ai miei occhi una figura importantissima, dotata di un insolito misto di autorevolezza e simpatia, in quanto capace di dispensare quella goduria di carta. Ricordo perfettamente l'eccitazione dell'attesa e l'esaltazione quando infine avevo tra le mani l'agognato giornaletto. Subito lo scorrevo alla ricerca delle mie strisce preferite, le pupille, affamate da ben sei giorni, mi dolevano nello sforzo che dovevo compiere per essere certa che non mi sfuggisse neanche per un secondo la pagina desiderata. Quando l'avevo trovata e letta tutta d'un fiato, potevo rilassarmi, rileggerla una seconda e anche una terza volta, poi passare oltre, a divertirmi con I Ronfi di Adriano Carnevali e le avventure del Signor Bonaventura. Ricordo che d'estate il Corrierino era ancora più bello, ma non so precisamente perché. Forse aveva delle pagine "speciali", un di più di storie e giochi, o forse era solo goderselo un po' più mollemente in spiaggia, insieme all'odore del mare e a quello della pasta al sugo di mamma custodita fino a mezzogiorno nel thermos color arancione anni '70.
Sono stata bambina con queste letture qua. Voglio chiedere a papà perché ha cominciato a comprare per le sue figlie proprio il Corrierino, e non Topolino o Paperino, che scelta è stata. Forse gli saranno sembrate storie più adatte a delle bambine. Ma se è stato così, l'ho fregato identificandomi con un maschiaccio. Quanto alle letture di Topolino e Paperino, quelle le scroccavo da mio zio tutte le domeniche pomeriggio, quando andavo a casa della nonna.
Poi, non ricordo come e quando, le storie disegnate hanno smesso ai miei occhi il loro fascino e hanno acquisito la fastidiosa qualità di farmi sentire una mocciosa. Il Corriere dei Piccoli mi è diventato detestabile e gli ho detto addio, sebbene lasciassi la Stefi con un rammarico di cui mi rifiutavo di essere consapevole fino in fondo. Pretesi, con malcelato disappunto dei mie genitori, di sostituire Il Corriere dei Piccoli con Cioè. Sì, con quell'orribile giornaletto per teenagers, che spacciava consigli per la prima volta insieme a braccialetti di perline di plastica colorata e adesivi a cuoricini da staccare dalla copertina. Iniziava così l'età degli errori.
Ringrazio Maria Grazia, che andando via ha fatto ritornare questi ricordi qua, con i quali celebro la sua partenza. Buon viaggio MGP.
Erano i tempi in cui il Corrierino aveva me e mia sorella tra i suoi lettori più furiosi.
Lei, che era più piccola, impazziva per la Pimpa di Altan e possedeva perfino qualche gadget della sua beniamina a pois rossi, cosa ancora non troppo usuale allora. Io sopra tutti gli altri fumetti adoravo la Stefi, la sorella minore di Valentina Melaverde, la bambina ironica e curiosa che non accettava mai una regola prima di averla capita. L'aspettavo trepidante tutte le settimane, nel giorno designato.
Sono stata bambina con queste letture qua. Voglio chiedere a papà perché ha cominciato a comprare per le sue figlie proprio il Corrierino, e non Topolino o Paperino, che scelta è stata. Forse gli saranno sembrate storie più adatte a delle bambine. Ma se è stato così, l'ho fregato identificandomi con un maschiaccio. Quanto alle letture di Topolino e Paperino, quelle le scroccavo da mio zio tutte le domeniche pomeriggio, quando andavo a casa della nonna.
Poi, non ricordo come e quando, le storie disegnate hanno smesso ai miei occhi il loro fascino e hanno acquisito la fastidiosa qualità di farmi sentire una mocciosa. Il Corriere dei Piccoli mi è diventato detestabile e gli ho detto addio, sebbene lasciassi la Stefi con un rammarico di cui mi rifiutavo di essere consapevole fino in fondo. Pretesi, con malcelato disappunto dei mie genitori, di sostituire Il Corriere dei Piccoli con Cioè. Sì, con quell'orribile giornaletto per teenagers, che spacciava consigli per la prima volta insieme a braccialetti di perline di plastica colorata e adesivi a cuoricini da staccare dalla copertina. Iniziava così l'età degli errori.
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